La parola del giorno

Creciendo en Unidad

“Debemos siempre dar gracias a Dios por vosotros, hermanos, como es digno, por cuanto vuestra fe va creciendo, y el amor de todos y cada uno de vosotros abunda para con los demás” (2 Tesalonicenses 1:3).

Qué gran cumplido hizo Pablo a los cristianos de Tesalónica! Esto es, en completa esencia, lo que estaba diciendo: “Es increíble ver cuánto han crecido, tanto en su fe en Cristo como en su amor los unos por los otros. En todas partes donde voy, me jacto ante los demás acerca de su crecimiento espiritual. Cómo le doy gracias a Dios por ustedes!”

En este breve pasaje, Pablo nos da una figura asombrosa de un cuerpo de creyentes creciendo en unidad y amor. Tanto individual como colectivamente, la fe y el amor de los tesalonicenses sobrepasaron a los de todas las demás iglesias. Es obvio que estaban aprendiendo, moviéndose, creciendo; y sus vidas daban evidencia de ese hecho. Según Pablo, ellos fueron el tema de conversación de todas las iglesias de Asia.

Aparentemente, la predicación que oyeron estos creyentes los estaba llevando a un caminar aún más profundo con Cristo. Estaba derritiendo sus ambiciones carnales y trayéndoles convicción de pecado sobre hábitos que no eran de Cristo. Y el Espíritu Santo en ellos estaba derribando todas las barreras étnicas y fronteras de color. Estaban descubriendo cómo abrazar a cualquier persona, ya sea rica o pobre, educada o no educada, mientras se ofrecían un gran amor entre ellos, prefiriéndose unos a otros en amor.

Quieres crecer espiritualmente? Si es así, pídele al Espíritu Santo que alumbre con su luz sobre un área de debilidad o pecado en tu vida. Dios está regando tu espíritu, alimentando tu alma, eliminando sus fuertes raíces en ti, a medida que lo buscas.

Nell’avversità il salmista anela al Signore

In questo salmo alcuni discernono la voce di Davide esiliato durante la ribellione del figlio Absalom. Altri invece vi riconoscono le parole del Messia rifiutato e sofferente. Altri ancora vi ravvisano il lamento del residuo di Israele durante il periodo della futura tribolazione. Vi è poi chi preferisce applicare questo salmo al credente che guardi indietro ai giorni del primo amore e desideri rinnovare quel tipo di comunione con il Signore.
Per fortuna non è necessario isolare le varie prospettive, giacché ciascuna di esse è una valida attuazione di questo salmo. Questa è la tipica versatilità dei Salmi.

Il nostro intimo desiderio di comunione con Dio si può paragonare alla gran sete di una cerva che vaghi per la steppa, i fianchi palpitanti e il respiro affannoso, alla ricerca di corsi d’acqua.
Abbiamo sete solamente di Dio, e del Dio vivente; nient’altro è in grado di estinguerla, tanto meno un idolo inerte. Questo desiderio non sarà soddisfatto che nel momento in cui si comparirà personalmente dinanzi al Signore e si avrà il privilegio di contemplarlo in volto.

Mostrami il tuo volto, uno sguardo fugace di divino incanto e non ammirerò né cercherò altro amore. Sembrerà tenebra ogni altra faccia, impallidirà ogni altro splendore, beltà che in terra vi è di più amabile svanirà, al tuo confronto quasi detestabile.

Chi è in grado di descrivere l’amarezza della separazione dal Signore? È come essere perennemente a dieta di lacrime, condurre una vita di eterno e non mitigato tormento. Come se non bastasse, vi si aggiungono gli scherni dei nemici: “Dov’è il tuo Dio?” Ecco cosa intendeva dire Simei a Davide con le parole: “…ora hai le sciagure che ti sei meritato, perché sei un uomo sanguinario” (2 S 16:8). E questo è altresì quanto intendevano dire i capi dei sacerdoti quando sentenziarono, a proposito del Messia: “Si è confidato in Dio: lo liberi ora se lo gradisce…” (Mt 27:43). Poi, istintivamente, si fa memoria dei bei giorni passati e di come fosse bello camminare in comunione ininterrotta con Dio. È questo che rende l’assenza di tale comunione così intollerabile.
Ricordo con profonda commozione Il tempo in cui camminavo con la folla verso la casa di Dio, tra i canti di gioia e di lode d’una moltitudine in festa.

Il pensiero della felicità perduta conduce alla depressione spirituale, scatenando una lotta alterna tra pessimismo e fede. L’anima si fa inquieta e abbattuta ma la fede sfida la tensione di questo stato d’animo oppresso.
Spera in Dio, perché lo celebrerò ancora per la salvezza della sua presenza.

Ciò che rende tale speranza del tutto legittima è il fatto che essa si fonda sulla promessa della Parola di Dio secondo la quale noi vedremo il volto di Dio. La depressione si ripresenta ciclicamente. Ma la fede contrattacca ogni volta affermando fiduciosamente che essa ripenserà a Dio dal paese del Giordano e dai monti… Ermon e Misar. Probabilmente queste tre località simboleggiano tre differenti esperienze spirituali, quantunque non ne sussista la certezza. Pare chiaro, invece, che esse rappresentano la terra dell’esilio, tanto lontana dalla dimora di Dio a Gerusalemme. Arrivati al settimo versetto, il nostro istinto spirituale ci presenta una drammatica immagine del Golgota in cui udiamo l’invocazione del Signore Gesù sopraffatto dalle onde e dai flutti del giudizio divino. Le cataratte dell’ira divina si riversavano fragorosamente su di lui, che alla croce portava su di sé il carico dei nostri peccati.
Contemplate qual epilogo di dolore: Tutte le onde e i flutti di Dio si riversano Su di lui, abbandonato a languire Sulla croce per salvare l’anima mia Amore impareggiabile! amore immenso! dono immeritato! Gesù si è sacrificato per me.
“Le tribolazioni sono il cibo di cui si nutre la fede” scrisse George Müller. Qui udiamo dunque il credente
fiducioso affermare:Di giorno l’Eterno mi largisce la sua benignità e di notte il suo cantico sarà con me, una preghiera al Dio della mia vita.
Il salmista si lamentava: “Le mie lacrime sono diventate il mio cibo giorno e notte”. Ora invece il giorno è colmo dell’amore immutabile di Dio e la notte è colma di canto e preghiera. Di giorno e di notte la benevolenza di Dio è dimostrata. Ma ecco che ritorna lo scoraggiamento, questa volta a causa dell’inesorabile oppressione del nemico.

Dio pare aver dimenticato il suo figliolo. Il credente vaga disperato e senza meta come chi abbia subito un gravissimo lutto. “Le mie ossa sono trafitte dagli insulti dei miei nemici”. Dall’esterno pare proprio che Dio abbia abbandonato suo figlio. E i nemici continuano a insultarlo: “Dov’è il tuo Dio?” La fede, tuttavia, ha sempre l’ultima parola. “Non essere scoraggiato, dunque, non lasciarti sgomentare. Spera in Dio: sarai liberato dai tuoi nemici e anche dalla depressione. E tornerai a lodarlo come tuo Salvatore e tuo Dio”.
Il rimedio: sfidare la depressione, guardare in alto, sperare. La vita cristiana è fatta di vigilanza, alte aspirazioni, attività: è una gara di corsa. Non è fatta di sguardi abbassati, braccia incrociate o accettazione della sconfitta .

Sta scritto

“Sta scritto: ‘L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio’” (Matteo 4:4). “Sta anche scritto: ‘Non tentare il Signore Dio tuo’” (4:7). “Poiché sta scritto: ‘Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo’” (4:10). Gesù affrontò gli schemi del diavolo e li vinse con la Parola di Dio.

Oggi abbiamo un ulteriore “Sta scritto” – “Ma io ho pregato per te, affinché la tua fede non venga meno” (Luca 22:32). Puoi dire al diavolo, “Puoi cercare di abbattere la mia fede, ma devi sapere questo: il mio Gesù sta pregando per me!”

La fede di Pietro fu provata, scossa, e a causa del suo orgoglio inciampò. Ma in risposta alla preghiera del Maestro, le radici della sua fede non furono distrutte. Proprio quando Satana stava per esultare di gioia e sembrava che Signore avesse perso un amico unto, Pietro guardò negli occhi di Gesù e si sciolse! “E il Signore, voltatosi, guardò Pietro… Allora Pietro uscì fuori e pianse amaramente” (Luca 22:61-62).

“E Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto: «Prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai tre volte” (22:61). Immagino quest’uomo camminare verso le colline della Giudea, cadere in ginocchio con le mani stese e gridare, “Oh, Padre, avevi così ragione! Non ho ascoltato. Mi aveva avvertito che Satana avrebbe cercato di distruggere la mia fede. Morire per Gesù? Perché, non sono nemmeno riuscito a tenere testa a una ragazza! Perdonami! Io Lo amo! Da chi me ne andrò?”

Credo che la fede di Pietro si sia afferrata a qualcos’altro che Gesù aveva detto: “E tu, quando sarai ritornato, conferma i tuoi fratelli” (Luca 22:32). Quante volte Pietro se l’era ripetuto nella mente e nel cuore, meditando, “Gesù ha detto veramente ritornato? Non aveva detto che avessi già un ministero? Dopo ciò che ho fatto, posso aiutare gli altri?”

Dio rispose alla preghiera di Suo Figlio. Posso vedere Pietro alzarsi in piedi mentre lo Spirito di Dio scorre attraverso di lui, con le mani alzate al cielo, mentre dice, “Satana, vattene! Io L’ho deluso, ma Lo amo ancora. Egli ha promesso, in realtà ha profetizzato, che sarei ritornato per essere forza ad altri, una roccia. Io ritorno dai miei fratelli e sorelle!”

Il giusto vivrà per fede. Gli evangeli ci danno una bella immagine della fede vittoriosa. Gesù stava raggiungendo i suoi discepoli camminando sul mare. Pietro esclamò: “Signore, se sei tu, comandami di venire da te sull’acqua” e il Signore disse: “Vieni”.
Che cosa fece Pietro? Credette alla potenza di Gesù e uscì dalla barca. Fino a che i suoi occhi furono fissi su di Lui, egli camminò sulle acque. Ma, poiché il vento era forte, ebbe paura e gridò: “Signore salvami!”. Subito Gesù stese la mano, lo prese e disse: “Uomo di poca fede, perché hai dubitato?” (Matteo 14:24-31).
Come potremo camminare senza affondare? Fissando continuamente il nostro sguardo su Gesù.