Un cuore ripieno di fede

Il salmista scrisse, “I nostri padri hanno confidato in te; hanno confidato in te e tu li hai liberati. Gridarono a te e furono liberati; confidarono in te e non furono delusi” (Salmo 22:4-5).

Davide testimoniava continuamente, “ Io mi rifugio nell’Eterno” (Salmo 11:1); “O Dio mio, in te confido” (Salmo 25:2). Si sentiva come un bambino che sente il padre dire, “Salta!” e obbedire con fiducia, gettandosi dal ciglio fra le braccia del padre con piena fiducia.

Questo è un aspetto della fiducia. Alcuni di voi si trovano proprio li ora, sul ciglio, vacillanti, e non avete altra scelta se non quella di lanciarvi fra le braccia di Gesù! Alcuni si sono semplicemente arresi alla loro situazione, che in realtà non è niente più che fatalismo. La chiamano fiducia, ma non è fiducia, è torpore. Fiducia è molto più di passiva rassegnazione! È fede attiva!

Alcuni di voi fanno sembrare il nostro Signore tipo una squadra antincendio. È come se Satana ti mandasse a fuoco casa e tu sei bloccato sul tetto a gridare, “Signore, aiuto! Salvami!” Così arriva il Signore, con gli angeli che tengono una grande rete, e dice, “Salta!” Tu salti, la casa fa a fuoco e tu dici, “Grazie, Signore, per avermi tratto in salvo!”

Molti di noi limitano la propria fiducia a queste operazioni di salvataggio, come a dire al Signore, “Confido che Tu venga a spegnere tutti i miei incendi, salvarmi da ogni guaio e liberarmi da ogni prova. So che ci sarai, Signore, quando avrò bisogno di Te”.

Un cuore fiducioso dice, “Ogni mio passo è ordinato dall’Eterno! Egli è il mio Padre amorevole. Egli ha formato ogni parte di me quand’ero ancora nel grembo di mia madre e conta ogni capello del mio capo. Sono la pupilla del Suo occhio ed Egli ha un piano eterno per me”.

Dio ha ogni cosa sotto controllo!

La prova di Abramo

Abramo ubbidi alla voce di Dio, anche quando questo sembrava incomprensibile. E’ stato grazie alla sua sottomissione che è divenuto uno strumento nelle mani di Dio.

Il Nuovo Testamento ci dice che noi siamo “progenie di Abrahamo ed eredi secondo la promessa” (Galati 3:29). Quando Dio fa una promessa non ritorna indietro, anzi la Scrittura ci ricorda che quando Egli comincia un’opera in noi la porta a compimento (Filippesi 1:6).

Abramo come noi affrontava problemi e paure, ma aveva un cuore, e Dio guarda soprattutto quello.  Dio gli chiese  di prendere il suo unico figlio e di offrirlo in olocausto, questo significava bruciarlo.  Abramo ubbidendo non protesto’, bensi’ organizzo’ tutto l’occorrente e si preparo’.

Il Signore vuole fare un’opera in noi, e vuole farla nella nostra vita.

Abramo dovette legare Isacco…dovette andare contro i suoi sentimenti di padre. Nel momento di prova il Signore chiede la nostra vita, e se lo abbiamo veramente conosciuto ci costringe a fare la sua volontà, anche se non comprendiamo il perché di cio’ che arriva.

Nel momento in cui Abramo sta per compiere l’olocausto, Dio lo ferma, ed Abramo disse a Dio : Eccomi ! Abramo non sacrifico’ Isacco perché Dio non ci toglie cio’ che ci ha dato, ma a volte ci chiede di essere pronti a rinunciare a quello che ci dà. Egli vuole che siamo disposti a dargli ragione anche quando sembra impossibile.

La forza di Abramo è stata nella sua sottomissione alla volontà di Dio. Noi possiamo sperimentare che il Signore è con noi, che è il nostro unico amico, poiché l’amico è colui che da la vita per i suoi amici, e Gesu’ ha fatto questo per noi.

Abbondare nella speranza

Serviamo un Dio di speranza! La parola greca per speranza è elpo, che significa “guardare avanti con piacevole fiducia e aspettativa”. L’apostolo Paolo scrisse ai Romani: “Or il Dio della speranza vi riempia di ogni gioia e di ogni pace nella fede, affinché abbondiate nella speranza, per la potenza dello Spirito Santo.” (Romani 15:13).

Paolo introduce un concetto incredibile: “affinché abbondiate nella speranza”. Implica che potresti averne abbastanza speranza da poterla risparmiare; una fornitura che “trabocca, eccessiva, oltre misura”. Per chiunque si trovi in ​​uno stato di disperazione, questo può sembrare uno scherzo crudele. Ma,  la Parola di Dio è vera! È un Dio di speranza, una speranza che va oltre misura. La preghiera di Paolo per il popolo di Dio era che fossero pieni di gioia e pace nel credere.

Questo dovrebbe essere lo stato normale per tutti i cristiani, non solo per i credenti ben adattati e felici. Dio in questi tempi non sta deridendo i suoi figli che stanno male; è veramente un Dio di speranza. Paolo disse: “Poiché siamo stati salvati in speranza. Or la speranza di ciò che si vede, non è speranza; difatti, quello che uno vede, perché lo spererebbe ancora? Ma se speriamo ciò che non vediamo, l’aspettiamo con pazienza.” (Romani 8: 24-25). A dispetto di tale promessa, spesso rispondiamo chiedendo di vedere un cambiamento nella nostra situazione: “Beh, speravo di vedere solo un piccolo movimento, un piccolo elemento di prova che Dio ci sta lavorando. Come posso avere speranza quando passano i mesi e le cose non fanno che peggiorare? ”

“Abbondare nella speranza” significa anche avere una grande pazienza, molto più che una pazienza soltanto sufficiente per aspettare.  Perché la gioia e la pace arrivano quando sai che Dio ha tutto sotto controllo.

Cristo trasformerà i tuoi sentimenti di disperazione in allegrezza e ti rivestirà di gioia se darai a Lui la tua fede. “Tu hai mutato il mio dolore in danza; hai sciolto il mio cilicio e mi hai rivestito di gioia,” (Salmo 30:11). Rallegrati nell’Iddio della speranza e vivi!

La pace nel cuore – In questi giorni di tribolazione

Gesù disse: “Il vostro cuore non sia turbato e non si spaventi” (Giovanni 14:27).

In questi tempi molti hanno agitazione nel cuore ,  e vivono nella paura! Molti in segreto sono afflitti da panico, agitazione e notti insonni.

Gesù nello stesso verso disse anche: “Io vi lascio la pace; vi do la mia pace”. Eppure sono pochi coloro che  possono affermare con sincerità di avere una pace costante nel cuore. Per molti la pace viene e va, lasciandoli preoccupati, inquieti, abbattuti dalle difficoltà.

Eppure ecco cosa profetizzò Zaccaria riguardo alla venuta del Messia: “Per concederci che, liberati dalle mani dei nostri nemici, lo potessimo servire senza paura, in santità e giustizia davanti a lui tutti i giorni della nostra vita” (Luca 1:75-76).

E’ per questo che Gesù è venuto nel mondo ed è morto per i peccatori: perché noi potessimo camminare con Dio senza paura, riposando nella Sua pace, tutti i giorni della nostra vita!

Nessun timore, ma pace nella mente e nel cuore, ogni giorno della nostra vita! Questo vale anche per i giorni di sofferenza, agitazione, prova e incertezza. Significa sia i giorni felici che quelli tristi. Non importa cosa dobbiamo affrontare, dobbiamo poter vivere in quella pace in ogni momento.

Zaccaria aggiunse queste parole su Gesù: “Per risplendere su quelli che giacciono in tenebre e in ombra di morte, per guidare i nostri passi nella via della pace” (verso 79). Egli stava dicendo che Gesù avrebbe guidato tutti i Suoi figli nella via della pace,  non nell’inquietudine, nella solitudine o nella paura, ma nella pace!

Gesù è il Principe della Pace. Alla Sua nascita gli angeli cantarono “Pace in terra…” Il Suo vangelo è chiamato il vangelo della pace. Ed Egli stesso ha promesso: “…abbiate pace in Me…” (Giovanni 16:33).

È la pace ciò che riceviamo attraverso il vangelo: “La parola che Egli ha diretta ai figli d’Israele, annunziando la pace per mezzo di Gesù Cristo” (Atti 10:36). Allo stesso modo, l’apostolo Paolo descrive il modo accettevole in cui i credenti devono servire Cristo. Confrontate la vostra vita con ciò che Paolo descrive:

“Poiché il regno di Dio non è mangiare e bere, ma giustizia, pace e gioia nello Spirito Santo. Infatti chi serve Cristo in queste cose è gradito a Dio e approvato dagli uomini. Cerchiamo dunque di conseguire le cose che contribuiscono alla pace e alla reciproca edificazione” (Romani 14:17-19).

In questo mondo affronteremo tribolazione, persecuzioni e prove dolorose , “…combattimenti di fuori, paure di dentro…” secondo quanto scrive Paolo (2 Corinzi 7:5). Saremo tentati, soffriremo per amore di Cristo. I venti delle avversità cercheranno di scuotere l’edificio di fede che abbiamo costruito sulla Roccia della nostra salvezza, che è Gesù il Signore.

Ma dobbiamo continuare a servirlo con giustizia – ripieni di pace e gioia nello Spirito Santo, in ogni momento. La preghiera di Paolo per tutti i credenti era questa: “Il Signore della pace vi dia egli stesso la pace sempre e in ogni maniera. Il Signore sia con tutti voi” (2 Tessalonicesi 3:16).

Pensateci, pace in ogni circostanza. Vi chiedo: avete la pace in ogni circostanza? In ogni ora del giorno siete ripieni di quella pace assoluta?

Ecco una definizione di pace: appagamento interiore, calma interiore, serenità, tranquillità, essere liberi da ogni lotta, a riposo, avere calma nello spirito.

Purtroppo il mondo non vede questa serenità in molti di noi. In tempi di crisi, molti credenti non sono dominati da uno spirito calmo, imperturbato. Troppo spesso gli altri ci vedono colpiti dal panico, preoccupati e frustrati.

Eppure il piano di Dio per i Suoi figli è che noi possiamo vivere liberi da tutte le ansietà e le preoccupazioni! Lo sappiamo, affermiamo di crederlo, e le Scritture lo confermano,  ma pochi sono entrati veramente in quella pace. Pochi sono davvero liberi!

Ecco ciò che desidera per noi il Signore: “Non angustiatevi di nulla, ma in ogni cosa fate conoscere le vostre richieste a Dio in preghiere e suppliche, accompagnate da ringraziamenti. E la pace di Dio, che supera ogni intelligenza, custodirà i vostri cuori e i vostri pensieri in Cristo Gesù” (Filippesi 4:6-7).

Portate ogni vostro peso a Dio in preghiera? Voglio dire, davvero ogni cosa? Spesso ho detto che vado a Dio senza chiedergli nulla, ma amandolo semplicemente. Ma Dio ci invita ad andare a Lui facendogli conoscere tutte le nostre richieste. Egli è lieto di riceverci!

La benedizione che riceviamo dopo aver fatto conoscere le nostre richieste in preghiera, non consiste nel fatto che esciamo dalla nostra camera e vediamo la nostra preghiera esaudita all’istante, la malattia o l’angoscia sparite, e ogni problema risolto. Piuttosto, è il nostro cuore a cambiare perché Dio ci ha dato la Sua pace.

Quando andiamo nella nostra stanzetta a pregare, scaricando i pesi della nostra anima, piangendo e rendendo note a Dio le nostre richieste, ne usciamo avendo ricevuto pace. La malattia può non essere ancora scomparsa, ma noi siamo cambiati! I conflitti, le paure, l’ansietà, sono scomparsi.

Cercare la faccia di Dio

Nel Salmo 27, Davide invoca Dio con una preghiera intensa. Prega nel verso 7: “O Eterno, ascolta la mia voce, quando grido a te; abbi pietà di me e rispondimi”.  La sua preghiera era focalizzata su un solo desiderio, una sola ambizione, qualcosa che lo stava consumando: “Una cosa ho chiesto all’ Eterno e quella ricerco” (27:4). Davide stava dicendo: “Ho una preghiera, Signore, una sola richiesta. È l’obiettivo più importante della mia vita, la mia preghiera costante, l’unica cosa che desidero. Ed io la cercherò con tutto quanto ho di più caro in me.  Questa è la cosa che mi consuma come mio unico obiettivo”. Qual era la cosa che Davide desiderava più di qualunque altra, l’oggetto che si era messo in cuore di ottenere? Ci dice: “Di dimorare nella casa dell’Eterno tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza dell’Eterno e ammirare il suo tempio” (27:4).

Davide era un uomo di azione, era un grande guerriero, e grandi folle cantavano le sue vittorie in battaglia. Era anche perseverante nella preghiera e nella devozione, ed aveva un cuore che si struggeva per Dio. Ed il Signore aveva benedetto Davide concedendogli tanti desideri del suo cuore. Aveva conosciuto il benessere e le ricchezze, il potere e l’autorità.  Aveva ricevuto il rispetto, le lodi e l’adulazione degli uomini. Dio gli aveva dato Gerusalemme come capitale del regno. E Davide era circondato da uomini devoti che erano anche disposti a morire per lui.

Ma la cosa più importante era che Davide era un adoratore. Era un uomo che lodava Dio, che Lo ringraziava per tutte le benedizioni ricevute. Testimoniava: “Il Signore aggiunge ogni giorno benedizioni su benedizioni in me”. Tuttavia, Davide era un uomo di guerra. Aveva affrontato nemici e problemi in tutta la sua vita. Tutto l’inferno era insorto per distruggere quest’uomo fedele.

Ma Davide non aveva paura. Nel primo verso di questo Salmo, dichiara: “Di chi temerò?” (27:1). Aveva fiducia nella grazia e nella misericordia di Dio, e sapeva che il Signore gli avrebbe dato forza: “Il Signore è la roccaforte della mia vita” (27:1). Ma nonostante le benedizioni che aveva sperimentato, in lui mancava qualcosa. Davide vedeva che un bisogno della sua anima ancora non era stato soddisfatto. La sua vita mancava di un punto, e per quello lui gridò a Dio. Davide stava dicendo, in effetti: Voglio una comunione ininterrotta con il mio Dio”. Era questo che Davide intendeva quando pregava: “Che io possa dimorare nella casa dell’Eterno tutti i giorni della mia vita, per contemplare la bellezza dell’Eterno e cercare la faccia di Dio e ammirare il suo tempio” (27:4). Il suo cuore bramava qualcosa che aveva visto nello spirito. Davide non voleva fermarsi alle solite riunioni di adorazioni settimanali. Aveva capito che c’era qualcosa di Dio che lui ancora non aveva ottenuto, e non si sarebbe dato pace finché non lo avrebbe ottenuto. Diceva, in breve: “C’è una bellezza, una gloria, un’euforia del Signore che io non ho ancora visto nella mia vita. Vorrei sapere cosa significa avere comunione ininterrotta con il mio Dio. Ho conosciuto vittorie, sono stato liberato, ho visto la sua mano operare miracoli ma desidero ancora qualcosa di diverso. Voglio che la mia vita sia una preghiera vivente. Solo questo mi permetterà di continuare a vivere il resto dei miei giorni”.

Il cuore di Davide bramava sapere, ed egli prese una decisione: “Ho deciso : Voglio dimorare nella presenza del Signore ed invocarlo finché non avrò ottenuto ciò che il mio cuore brama”. Perciò Davide tornò a casa sua e pregò: “O Eterno, ascolta la mia voce, quando grido a te; abbi pietà di me e rispondimi” (27:7). In altre parole: “Signore, voglio avere comunione ininterrotta con te. Per favore, cosa devo fare per soddisfare questo mio desiderio?”. Dio rispose con queste semplici parole: “Cerca la mia faccia” (27:8). Dio Istruì Davide: “Impara da me. Cerca la mia Parola e prega per capirla attraverso lo Spirito, in modo che tu possa essere come me. Voglio che la tua vita rifletta la mia bellezza al mondo”. Non si trattava di un semplice invito alla preghiera; Davide già pregava sette volte al giorno. Infatti, erano state proprio le sue preghiere a spingerlo a conoscere il Signore. No, questo appello di Dio era un invito a bramare uno stile di vita che riflettesse totalmente la persona di Gesù.

Il profeta Giona

Dio comando’ a Giona di avvertire gli abitanti di Ninive, la capitale dell’Assiria, del suo giudizio (Giona 1:2). Ma Giona penso’ che Ninive non meritasse di essere salvata. Giona disubbidi all’ordine di Dio e sali’ su una nave che si dirigeva verso Tarsis.

Ma, Dio voleva salvare Ninive ed invio’ un gran vento contro la nave che trasportava Giona, che stava fuggendo dall’ordine di Dio. Le persone a bordo della nave erano grandemente terrorizzate e decisero di trovare la persona responsabile di quella terribile tempesta. Tirarono a sorte e la sorte cadde su Giona. Giona fu gettato in mare e venne inghiottito da un grosso pesce.

Mentre si trovava nella pancia del pesce, egli si penti’ e si rese conto che il suo modo di vivere era stato basato non sul punto di vista di Dio, ma sulla propria prospettiva umana. E Giona si penti’ della sua disubbidienza al Signore, e decise di vivere la sua vita in obbedienza agli scopi di Dio. Il Signore udi’ la sua preghiera e fece in modo che il grande pesce lo vomitasse su una spiaggia.

Giona sopravvisse a questa dura prova, esegui’ l’ordine di Dio e si reco’ a Ninive a proclamare : “Ancora quaranta giorni e Ninive sarà distrutta” (Giona 3:4). Il re e il popolo di Ninive che avevano udito l’avvertimento, andarono al Signore, si coprirono di sacchi, sedettero’ nella cenere, digiunarono e si pentirono delle proprie vie, Cosi sfuggirono al giudizio di Dio.

Nella nostra vita dobbiamo mettere da parte le nostre idee umane e accettare quelle di Dio. Soltanto allora il Signore si muoverà con noi.

UNA FEDE CHE PIACQUE A DIO

“Prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio”. Cosa c’era di Enok che piaceva così tanto a Dio? Il suo cammino con Dio produceva in lui il tipo di fede che Dio ama. Questi due versi non si possono separare: “Prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio. Ora senza fede è impossibile piacergli” (Ebrei 11:5-6).

In tutta la Bibbia e in tutta la storia, coloro che hanno camminato con Dio sono divenuti uomini e donne di fede. Se la chiesa sta camminando quotidianamente con Dio, in costante comunione col nostro Signore, il risultato sarà un popolo ripieno di fede, una fede vera che piace a Dio.

La fede viene dall’udire la Sua Parola e camminare vicino a Lui. Dovremmo sempre “tenere gli occhi su Gesù, autore e compitore della nostra fede” (Ebrei 12:2). La fede è conoscere chi Dio sia veramente. Significa diventare familiari con la Sua gloria e la Sua maestà. Coloro che Lo conoscono meglio, confidano maggiormente in Lui.

Mostrami un popolo che cammina vicino a Lui, odiando il peccato, distaccandosi da questo mondo e imparando a conoscere la Sua voce e vedrai un popolo che non avrà bisogno di molte predicazioni e insegnamenti sulla fede. Non avrai bisogno di “dieci passi” su cosa sia la fede e su come ottenerla. La vera fede deriva dal cuore stesso di Gesù. E sarà la Sua fede stessa non la nostra  a crescere in noi e ad emergere dai nostri cuori!

Il cammino di Enok con Dio non sarebbe valso la pena se non avesse prodotto un’equivalente fede in costante crescita. “Per fede Enok fu trasportato”. Che incredibile verità! Tutta la sua fede si incentrava sull’unico, grande desiderio del suo cuore: stare col Signore!

Lo zelo per gli scopi di Dio

La chiesa non è il Regno né il Regno è la chiesa. Ma una comunità di gente di chiesa è formata da quelli che sono i figli del Regno, perché sono tutti arrivati a un sincero pentimento, a una vera fede in Gesu’. Essi condividono la vita del Regno, pregano insieme con l’autorità del Regno e si muovono nel mondo con la verità e la potenza del Regno.

Essi sono un popolo che sente di avere una missione e uno zelo per gli scopi di Dio. La loro dedizione per Gesu’ si vede non solo nell’adorazione, ma anche nel loro comportamento con gli altri. Essi si amano l’un l’altro, e danno importanza alla preziosa comunione che lo Spirito Santo crea tra loro.

Quando una chiesa è formata da un popolo cosciente del Regno, Gesu’ lo fa crescere sia in profondità sia in numero. Egli dice al suo popolo di proclamare il Regno, in parole e opere, e promette che edificherà la chiesa.

La fede provata

L’apostolo parla della necessità di aver la nostra fede provata: “affinché la vostra fede, che viene messa alla prova, che è ben più preziosa dell’oro che perisce, e tuttavia è provato con il fuoco, sia motivo di lode, di gloria e di onore al momento della manifestazione di Gesù Cristo” (1Pietro 1:7).

In questo brano Pietro ci dice che cosa possiamo attendere di affrontare in tali prove di fede: “Perciò voi esultate anche se ora, per breve tempo, è necessario che siate afflitti da svariate prove” (verso 6)

Pietro chiarifica che tali prove di fede non sono per i Cristiani di nome. Queste fiere prove sono riservate per i Cristiani che hanno dato tutto a Gesù – quelli che sono santificati, obbedienti, ricoperti del sangue di Gesù , per coloro che hanno una “speranza vivente” a motivo della loro fede (vedi versi 2-5)

Dio ci sta dicendo in questo brano: “La tua fede mi è preziosa, più preziosa di qualsiasi ricchezza del mondo che un giorno perirà! E in questi giorni, quando il nemico manderà ogni sorta di mali contro di voi – voglio che siate in grado di essere forti, con una fede incrollabile.”

“Però, per produrre una tale fede d’oro in voi, devo condurvi in un luogo di grandi prove. Dove tutto i metalli preziosi sono provati solo col fuoco. Quindi dovete sapere in anticipo che stanno arrivando grandi prove!”

“Queste dure prove dureranno solo una stagione. Passerete dei tempi molto duri. Di tristezza, di disperazione, di dolore. I cieli sembreranno di piombo. Vi chiederete se mai vengono ascoltate le vostre preghiere. In certi momenti vi verrà voglia di abbandonare tutto.”

“Ma io vi custodirò e benedirò attraverso ogni giorno buio! La vostra parte è semplicemente di avere fede in me. Voi sarete custoditi dalla mia potenza, attraverso la fede!” “…voi, che dalla potenza di Dio siete custoditi mediante la fede, per la salvezza che sta per essere rivelata negli ultimi tempi” (versi 4-5)

Miei cari queste dure prove di fede sono importanti – perché la capacità di Dio di dare e mantenere potenza dipende da quanta fede abbiamo in Lui. Più è fondata la nostra fede, più potenza Egli darà nelle nostre vite.

Paolo testimonia di essere passato attraverso tali avversità e dure prove: “servendo il Signore con ogni umiltà, e con lacrime, tra le prove …” (Atti 20:19). L’apostolo stava riconoscendo “So, che in tutto ciò che io provo, il Signore sta cercando di modellare qualcosa in me. Egli vuole produrre in me una fede provata!”.

Giacomo scrive, “Fratelli miei, considerate una grande gioia quando venite a trovarvi in prove svariate, sapendo che la prova della vostra fede produce costanza.” (Giacomo 1:2-3).

Giacomo sta dicendo, “Ogni volta che sopraggiungono prove, rallegratevi! Puoi essere certo che in tali tempi il Signore sta facendo un’opera in te. Non è il diavolo che ti sta cercando con l’intento di buttarti giù – ma è il Signore che vuole edificarti. Egli è all’opera conducendoti in un posto di riposo e fede in Lui!”

La donna samaritana

Mentre Gesù si recava in Galilea giunse al pozzo di Giacobbe in Samaria dove si fermò per riposare dal suo viaggio. Quando i suoi discepoli andarono a comprare del cibo, una donna Samaritana venne al pozzo a prendere dell’acqua e Gesù le fece una semplice richiesta: Dammi da bere  (Giovanni 4:7).

Queste parole di Gesù alla donna diedero inizio ad una lunga conversazione e durante il loro cammino lei fu meravigliata per le cose che sentì dire.  Alla fine lei disse: “«Io so che il Messia (che è chiamato Cristo) deve venire; quando sarà venuto ci annuncerà ogni cosa». Gesù le disse: «Sono io, io che ti parlo!» (Giovanni 4:25-26).

I discepoli tornarono e si meravigliarono nel trovare il Maestro così preso in una profonda conversazione con questa Samaritana. Si apprestarono a preparare il cibo e quando tutto era pronto, la donna tornò verso la città. I discepoli dissero a Gesù: “Rabbì, mangia” (4:31), e Gesù rispose con questa frase sconvolgente: “Io ho un cibo da mangiare che voi non conoscete” (4:32).

Gesù stava dicendo loro che era stato sfamato da cibo che non era di questo mondo e che era completamente sazio. Egli spiegò: “Il mio cibo è fare la volontà di colui che mi ha mandato, e compiere l’opera sua” (4:34). Allo stesso modo, dobbiamo fare noi, testimoniando del regno di Dio, parlando di lui e vincere anime per Dio. Gesù compì quest’opera con la donna Samaritana, che come dice la Bibbia, credette che egli era il Messia. Infatti disse ai suoi amici: “Venite a vedere un uomo che mi ha detto tutto quello che ho fatto; non potrebbe essere lui il Cristo?” (4:29).

Il bisogno di Cristo di parlare di Dio venne soddisfatto nel momento in cui parlò a questa donna. Gesù disse: “Tutto ciò che ho chiesto è stato di bere dell’acqua ma lei mi ha portato un cuore onesto e desideroso. Questo tipo di comunione è cibo per me”.

Gesù vuole trascorrere del tempo di qualità con te giornalmente. Ogni volta che lo aspetti, egli promette di parlarti, dunque aspetta alla sua presenza finché non udrai la sua voce ed aprirà il suo cuore a te.