Meditazioni

Il Signore combatterà per noi

In tutto il libro del Deuteronomio troviamo un solo discorso di Mosè, pronunciato poco prima della sua morte. Questo discorso fu una considerazione dei quarant’anni che Israele aveva trascorso girovagando nel deserto. E Mosè lo pronunciò ad una nuova generazione di israeliti.

A quel tempo, il popolo era accampato a Kadesh Barnea, un posto importante nella loro storia. Erano ai confini con Canaan, la terra promessa. Era lo stesso posto in cui i loro padri si erano accampati trentott’anni prima. Era anche il luogo in cui Dio aveva promesso a quella vecchia generazione che non sarebbe entrata nella terra promessa. Il Signore li rimandò indietro nel deserto, a peregrinare finché tutta la generazione fosse perita, tranne Giosuè e Caleb.

Ora Mosè stava ricordando a questa nuova generazione la storia dei loro padri. Voleva che sapessero esattamente il motivo per cui la generazione precedente era morta come ribelle e disperata agli occhi di Dio. Mosè li spinge ad imparare dai tragici errori dei padri, dicendo, con molte parole:

“Voi conoscete la storia dei vostri padri. Erano un popolo chiamato, eletto ed unto da Dio. Ma persero la visione. Il Signore li ha amati al punto di accudirli nelle sue braccia e portarli di volta in volta. Eppure essi mormorarono e si ribellarono contro di lui, rattristandolo.
“Ma la pazienza di Dio giunse alla fine. Egli vide che erano dediti all’incredulità. E niente avrebbe potuto fargli cambiare idea. Nessuno dei Suoi miracoli avrebbe potuto persuaderli appieno della Sua fedeltà e della Sua bontà. I loro cuori erano come granito. Perciò Dio disse loro: ‘Nessuno di voi entrerà nella terra promessa. Al contrario, tornerete a girare. Ritornerete nel deserto’”.
Che parole potenti. Ma Mosè non stava parlando solo alla nuova generazione di israeliti. Si stava rivolgendo anche alle generazioni di credenti che sarebbero venute dopo di loro, compresa la nostra. Come tutte le storie dell’Antico Testamento, anche questa fu scritta “per nostro avvertimento, per noi che ci troviamo alla fine delle età” (1 Corinzi 10 :11).

Mosè ci stava mostrando il pericolo dell’incredulità. E ci avvertiva che se non prestiamo ascolto, patiremo le stesse tremende conseguenze di quelli che caddero prima di noi: “Affinché nessuno cada seguendo lo stesso esempio di disubbidienza” (Ebrei 4 :11). Stava dicendo, in effetti: “Non importa quali impossibilità affronti, o quanto disperate le cose possano sembrare. Non devi cadere nello stesso peccato o nella stessa incredulità. Altrimenti finirai in un terribile deserto, come accadde a loro. E peregrinerai per il resto della tua vita”.

“Dio è fedele da condurvi. Egli condusse i nostri padri nelle loro crisi per una ragione. Voleva insegnargli a confidare in Lui. Voleva un popolo dalla fede incrollabile. Sarebbero dovuti uscire dal deserto con una fede messa alla prova e pura come l’oro. Voleva che fossero una testimonianza per il mondo della Sua bontà verso il Suo popolo”.

Il Signore usa sempre un linguaggio forte quando parla dell’incredulità del suo popolo; usa termini come ira, rabbia, abominio, tentazione. Mosè fa il punto della situazione per ricordare questo agli Israeliti più giovani: “Hai visto come l’Eterno, il tuo DIO, ti ha portato come un uomo porta il proprio figlio, per tutto il cammino che avete percorso, finché siete arrivati a questo luogo. Così l’Eterno udì le vostre parole, si adirò e giurò dicendo: Certo, nessuno degli uomini di questa malvagia generazione vedrà il buon paese che ho giurato di dare ai vostri padri” (Deuteronomio 1 :31, 34-35).

Mosè descrive poi il tragico errore commesso dai loro padri a Kadesh Barnea. Era accaduto subito dopo aver attraversato il Mar Rosso. Dio aveva comandato ad Israele di entrare baldanzosamente in Canaan. Ed aveva dato loro questa potente parola di assicurazione: “Ecco, l’Eterno, il tuo DIO, ha posto il paese davanti a te; sali e prendine possesso, come l’Eterno, il DIO dei tuoi padri, ti ha detto; non avere paura e non scoraggiarti…. Non spaventatevi e non abbiate paura di loro. L’Eterno, il vostro DIO, che va davanti a voi, combatterà egli stesso per voi, come ha fatto sotto i vostri occhi in Egitto” (1 :21, 29-30). Che promessa incredibile. Nessuno dei loro nemici avrebbe potuto resistere davanti a loro (vedi 7 :24).

Ma Israele dubitò della promessa di Dio. Invece di prenderlo in parola, mandarono delle spie a Canaan. E quelle spie riportarono “un cattivo resoconto”, pieno di incredulità. Parlarono di giganti e di città ben fortificate. Ed il popolo credé in quel resoconto: “Ma voi non voleste salirvi e vi ribellaste all’ordine dell’Eterno, del vostro DIO” (1 :26). Ora Mosè sta dicendo alla generazione più giovane: “Si sarebbero dovuti muovere istantaneamente sulla Parola di Dio. Il Signore aveva detto che avrebbe combattuto per loro. Ma essi si ribellarono”.

Vedete cosa accadde alla generazione precedente? Mandare quelle spie a Canaan fu un atto di incredulità. E mentre le spie erano lì, furono influenzate da Satana. Furono plagiate dalle bugie del nemico, perché non avevano preso Dio in parola. Così ritornarono all’accampamento come strumenti del diavolo.

Dopo aver ascoltato il resoconto negativo, il popolo accuso Dio dicendo: “Ci hai abbandonati, Dio. Ci hai portato qui per morire”. Alcuni mesi prima, lo stesso popolo era stato appartato per Dio, reso speciale ai suoi occhi, e miracolosamente liberato. Ma ora tutto l’accampamento era in confusione. Si domandavano ad alta voce: “Dio è ancora con noi?” Presto si misero a piangere per i loro figli, gridando: “I nostri figli moriranno di fame in questo deserto. Dio ci odia!”.

Mosè ricordò agli israeliti più giovani le accuse dei loro genitori: “Voi mormoraste nelle vostre tende e diceste: L’Eterno ci odia, per questo ci ha fatto uscire dal paese d’Egitto per darci in mano agli Amorei e per distruggerci” (1 :27).

Kadesh-Barnea è il posto in cui Dio conduce tutti i suoi figli per la prova decisiva della loro fede
Kadesh-Barnea è il posto dell’impossibilità. Il nome stesso proviene dalla radice ebraica che significa “fuggitivo, vagabondo, girovago”. Per farla breve, se lì fai la scelta sbagliata, finirai per girovagare nel deserto per tutta la vita.

Dimmi: hai iniziato ad accettare quelle bugie? Pensi che Dio ti falcerà in questa crisi? Se sì, allora ad un certo punto del tuo cammino, hai smesso di prendere Dio in parola. Non hai agito secondo i Suoi comandamenti. E quello che valse per Israele allora, vale anche per te oggi: la prova che ti trovi ad affrontare a Kadesh-Barnea determinerà il corso dei tuoi anni futuri.

Come Israele, anche tu sei stato portato da Dio in un deserto orribile. Guardando indietro, puoi ricordare le prove terribili che hai affrontato, i dolorosi fallimenti che hai sostenuto. Hai attraversato quei momenti pensando che non ce l’avresti mai fatta. Ma Dio è stato fedele con te. Ogni volta, ti ha preso fedelmente e ti portato su. Ed ora puoi dire: “Dio non mi hai lasciato. Sono qui oggi per la sua grazia. È vero, Dio mi ha portato nelle sue braccia, come un padre porta suo figlio”.

Inoltre, Dio ti ha portato con uno scopo. C’è una terra promessa davanti a te, proprio come c’era per Israele: “Resta dunque un riposo di sabato per il popolo di Dio” (Ebrei 4 :9). Il Signore ti ha salvato per portarti nel riposo. Cos’è questo riposo? È un posto di fede incrollabile e di fiducia nel Signore. È un posto dove puoi credere nelle sue promesse che ti sorreggono nei momenti più difficili.

Ma per arrivare in quel posto di riposo, devi prima passare per Kadesh Barnea. Quando sei lì, ti trovi di fronte ad una battaglia così intensa, che va oltre tutto ciò che hai mai provato prima d’allora. Ci sono nemici, giganti, mura fortificate, cose che sembrano impossibili. E devi riporre la tua assoluta fiducia in Dio, che ti sostiene.

Abbiamo già visto come gli israeliti esitarono ad agire al comando di Dio a Kadesh Barnea. Come risultato, Satana li condusse sotto l’influenza di dieci bugiardi ispirati dal demonio. Il risultato? La gente finì col credere che Dio voleva distruggerli. Accade lo stesso anche oggi. Quando rifiutiamo di agire subito in base alle promesse di Dio, ci apriamo a feroci menzogne sataniche. E quelle bugie hanno lo scopo di distruggere la nostra fede.

Satana vuole farci pensare che Dio ci abbia lasciati a combattere da soli. Ci dice che le mura che ci stanno davanti sono troppo alte, che non c’è modo di vincerle. Dice che non ce la faremo, che tutto il nostro cammino con Gesù è sprecato. Ci sussurra che non vale a niente, che potremmo benissimo mollare tutto. Io vi dico che questo è il motivo per cui Dio vuole farci agire subito alla sua Parola. Non vuole che il diavolo abbia l’opportunità di assaltarci con le bugie.

Forse penserai: “Non potrei mai credere che Dio mi odia. Come potrei mai pensare che il Signore voglia distruggermi?”. Eppure, se dessimo ascolto alle menzogne di Satana, finiremo esattamente col dire: “Dio mi ha condotto in una situazione impossibile. Non c’è prova che vi sia una via d’uscita per me. Eppure mi ha detto che non mi avrebbe permesso di sopportare più di quanto posso portare. Ed in questo momento, la prova che sto attraversando è troppo dura da sopportare”. Tali pensieri sono accuse dirette contro Dio. Lo accusano di non rimanere con noi durante la prova.

Vediamo una tale incredulità ancora una volta in Israele, quando giunsero a Refidim. Era la località più arida del deserto, un altro luogo di crisi. Ben presto il popolo cominciò ad agonizzare dalla sete. Ed ancora una volta, persero ogni fiducia in Dio. Gridarono: “Il Signore è in mezzo a noi, si o no?” (Esodo 17:7), intendendo dire: “Se Dio fosse stato con noi, non saremmo in questa crisi. Questa prova è assolutamente impossibile da sopportare”.

La radice dell’incredulità di Israele è la stessa causa dell’incredulità odierna.
Per dirla in parole povere, la parola di Dio non bastava per Israele. Il Signore aveva dato loro promesse incredibili. Eppure in mezzo alla crisi, Israele non si fidò mai della sua Parola. Nonostante ogni promessa, ogni garanzia di accompagnarli, essi resero la sua Parola inutile. In che modo? Non la congiunsero mai alla fede. “ Infatti a noi come pure a loro è stata annunziata la buona novella, ma la parola della predicazione non giovò loro nulla, non essendo stata congiunta alla fede in coloro che l’avevano udita” (Ebrei 4:2).

Al contrario, il popolo chiedeva sempre una parola nuova da Dio. Lo vediamo nelle loro domande: “Dio è in mezzo a noi, si o no?”. In altre parole: “Dobbiamo sapere se Dio è con noi in questa cristi, non in quella precedente. Dobbiamo avere nuove rivelazioni da Lui, per questa nuova situazione”. Io ti chiedo: come si può dimenticare subito tutto ciò che Dio ha fatto per noi? Israele aveva rimosso dalla memoria ogni dimostrazione precedente della liberazione divina. Non avevano costruito la fede su quelle opere soprannaturali del passato.

Eppure, nonostante tutte le loro accuse contro di Lui, Dio aveva pronunciato un’altra parola ad Israele. Aveva comandato a Mosè di dire loro: “Non spaventatevi e non abbiate paura di loro. L’Eterno, il vostro DIO, che va davanti a voi, combatterà egli stesso per voi, come ha fatto sotto i vostri occhi in Egitto” (Deuteronomio 1 :29-30).

Ebbene, questa non era una promessa nuova. Dio stava semplicemente riaffermando ciò che aveva già detto in precedenza al suo popolo: “Il Signore combatterà per voi, e voi ve ne starete quieti” (Esodo 14 :14). Stava ricordando loro: “Vi ho detto in Egitto che sarei andato davanti a voi. Ho detto che avrei dimorato in mezzo a voi, e che avrei combattuto contro tutti i vostri nemici”. Ed aveva fatto proprio come aveva detto. Dio li aveva liberati ogni volta, in ogni situazione negativa.

Più volte Dio aveva detto loro: “Io sono con voi. Io combatterò per voi. Ora , aggrappatevi a questa promessa e non dimenticatela”. Eppure, eccoli lì a Kadesh Barnea, tremanti davanti ai loro nemici e concentrati sulla loro debolezza. Alla fine pensarono: “Non possiamo farcela contro di loro”. Era un dubbio bello e buono – dubbio della chiamata di Dio sulle loro vite, dubbio che non li aveva mandati, dubbio della sua presenza in mezzo a loro.

Forse pensi che non potresti mai reagire a questo modo. Eppure molti cristiani oggi dicono cose del genere: “Signore, sei veramente con me? So cosa mi hai promesso. Ma è vero? Mi posso fidare di ciò che hai ditto? Devo sentire una tua fresca parola. Ho bisogno di una nuova parola. Per favore, dammi ancora certezze”.

Finiamo col tremare davanti al nemico delle nostre anime. E tutto perché non crediamo in quello che Dio ci ha promesso. Agiamo come se non ci avesse detto una parola. Ed è esattamente in quel momento che lo “tentiamo”. Anche se si è dimostrato fedele verso di noi più volte, continuiamo a chiedergli di dimostrarsi ancora leale, di mandarci un’altra parola edificante. Ma Dio ci dice una cosa sola: “Credi in quanto ti ho detto”.

Tremi davanti a qualche peccato che torreggia su di te come una città fortificata? Se è così, cosa ti direbbe Dio di questa fortezza nemica? In tutta la sua Parola, Egli ha promesso: “Io combatterò per te. Non devi aver paura. Colui che è in te è più grande di colui che è nel mondo. Nessuna persona, nessun nemico potrà rapirti dalla mia mano. Io ti purificherò e ti santificherò per mezzo del mio Spirito. Confida nella Parola che ti ho rivelato”.

L’incredulità nel Nuovo Testamento è un peccato ancora maggiore che nell’ Antico Testamento,
Gesù venne come profeta ed operatore di miracoli nella sua casa, Israele. Eppure ci viene detto: “Ed egli non fece lì molte opere potenti a causa della loro incredulità” (Matteo 13:58). Che affermazione incredibile. L’incredulità ha limitato persino l’opera di Cristo.

Vediamo altri tragici risultati dell’incredulità in tutto il Nuovo Testamento. I discepoli non riuscirono a scacciare un demone da un fanciullo a causa della loro incredulità. E Gesù li rimproverò per questo (vedi Matteo 17 :14-21). Dopo la risurrezione, Cristo fu scioccato ancora dalla loro incredulità: “E li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore” (Marco 16:14). Inoltre, Paolo dice degli ebrei: “Sono stati stroncati a causa dell’incredulità” (Romani 11 :20).

Perché il giudizio di Dio sull’incredulità è così severe nel Nuovo Testamento? Poiché i credenti oggi hanno ricevuto qualcosa che i santi dell’Antico Testamento nemmeno si sognavano. Dio ci ha benedetti con il dono del suo Santo Spirito. Sotto l’Antico Patto, i credenti erano visitati solo occasionalmente dallo Spirito di Dio. Dovevano andare al tempio per sperimentare la presenza del Signore. Ma oggi Dio ha costituito la sua dimora in mezzo al popolo. Noi siamo il suo tempio, e la sua presenza dimora in ogni credente.

Nell’Antico Testamento, Abrahamo veniva visitato solo occasionalmente da un angelo o riceveva una parola da Dio. Ed egli credeva in ciò che gli veniva detto. Abrahamo credeva che Dio era capace di fare tutto ciò che gli prometteva. “Non dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio” (Romani 4 :20). Eppure oggi Dio è disponibile per noi in qualsiasi momento della giornata. Abbiamo la possibilità di chiamarlo per tutto il tempo della nostra vita, e sappiamo che risponderà. Egli ci invita ad andare senza timore davanti al suo trono, per rendergli note le nostre richieste. E ci conforta e ci guida per mezzo dello Spirito Santo.

Eppure, nonostante queste benedizioni, continuiamo a dubitare di Dio nei momenti di prova. Gesù rimprovera una tale incredulità, dicendo: “Non vendicherà Dio i suoi eletti che gridano a lui giorno e notte. Tarderà egli forse a intervenire a loro favore? Sì, io vi dico che li vendicherà prontamente. Ma quando il Figlio dell’uomo verrà, troverà la fede sulla terra?” (Luca 18 :7-8). Se Cristo dovesse ritornare oggi, troverebbe la fede in te?

Ecco alcune conseguenze dell’incredulità
“Infatti la mano dell’Eterno fu contro di loro per sterminarli dall’accampamento, finché fossero annientati… finché tutta la generazione degli uomini di guerra scomparve interamente dall’accampamento, come l’Eterno aveva loro giurato” (Deuteronomio 2:15,14). Questo è probabilmente uno dei linguaggi più duri della Bibbia riguardo all’incredulità. Forse dirai: “Ma questo non è il linguaggio della grazia. Dio oggi non tratta l’incredulità a quel modo”.

Non è vero. La Bibbia dice che oggi, sotto la grazia, “senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano” (Ebrei 11 :6). Ecco alcune conseguenze dell’incredulità:

L’incredulità corrompe ogni area della nostra vita. Questo peccato non può essere isolato ad un singolo soggetto nella nostra vita. Si dirama dappertutto, corrompendo ogni dettaglio del nostro cammino.
Il dubbio d’Israele non fu solo limitato alla capacità di Dio di sconfiggere i loro nemici. Il loro dubbio consumò anche la loro fiducia nella provvidenza quotidiana. Dubitarono della capacità di Dio di proteggere i loro figli. Dubitarono che li avrebbe condotti nella terra promessa. Dubitarono persino che sarebbe rimasto con loro. Per questo Dio disse loro: “Tornate indietro e incamminatevi verso il deserto… Io non sono in mezzo a voi” (Deuteronomio 1 :40,42).

Se abbiamo incredulità in un’area, si diffonde come un cancro ovunque, contaminando tutto il nostro cuore. Possiamo confidare in Dio per qualche cosa, come ad esempio quando crediamo che può salvare, che è potente e che il suo Spirito dimora in noi. Ma confidiamo in Lui per il nostro futuro? Crediamo che sia potente da provvedere per la nostra salute e le nostre finanze, per darci vittoria sul peccato?

Questo è un altro peccato che Israele commise nella sua incredulità. Quando Dio disse loro di voltarsi indietro e ritornare nel deserto, non vollero ubbidire. Al contrario, vennero da Mosè e gli dissero: “Va bene, abbiamo peccato. Ma abbiamo capito adesso. Siamo pronti ad ubbidire al comando di Dio di salire contro il nemico”. E presero in mano le redini della situazione.

Questa banda di Israeliti agì al posto di Dio, organizzando un piccolo esercito. Pianificarono una strategia e colpirono da soli. Ma quando il nemico li vide, inseguì i soldati israeliti “come le api” e li distrussero (Deuteronomio 1 :44).

Il salmista dice: “Finiamo i nostri anni come in un sospiro” (Salmo 90 :9). Il salmo sta parlando di increduli. Qual è il titolo del loro sospiro? Ho vissuto e sono morto invano. È la stessa storia che sentiamo quando si parla di avi non convertiti: “Hanno vissuto i loro anni nell’oblio. Non hanno avuto niente se non mormorii e lamentele. E sono morti da soli e dimenticati”.

Questo è il terrore dell’incredulità. Recide la nostra storia spirituale, al punto che tutto ciò che si ricorda di noi è la nostra vita sprecata. Quando la generazione giovane di Israele chiedeva: “E che ne è stato dei nonni?”, si sentiva rispondere: “Si lamentavano e si lagnavano. Non avevano niente per cui vivere, e così hanno solo aspettato di morire”.

Ma cosa ne è di te? Il Signore viene da tutti noi, chiedendo: “Crederai in me? Ti fidi di me? Quando verrò, troverò fede in te?”. Cosa risponderai?

Il tocco di Dio

Daniele dice: “Ed ecco, una mano mi tocco’ e mi fece stare sulle ginocchia e sulle palme delle mani” (Daniele 10:10). Quando Dio mise la sua mano su Daniele, lo fece cadere sulla faccia. Il suo tocco gli mise la priorità di cercarlo con tutto se stesso.

Daniele era un servitore fedele e venne toccato da Dio in modo soprannaturale.
Ma perché Dio scelse proprio Daniele ? C’erano altre persone buone che servivano il Signore: c’erano Shadrach, Meshasch e Abednego, Baruc. Molti iscraeliti avevano una fede viva.

Quindi perché Dio stese la sua mano su Daniele e lo tocco’ ? Come mai egli poteva udire e vedere cose che altri non potevano ? Daniele stesso dichiara :
“Soltanto io, Daniele, vidi la visione; mentre gli uomini che erano con me non videro la visione, ma un gran terrore piombo’ su di loro e fuggirono a nascondersi” ( Daniele 10:7).
Daniele ebbe una visione incredibile : “Il ventiquattresimo giorno del primo mese, mentre ero sulla sponda del gran fiume, che è l’Hiddekel, alzai gli occhi e guardai, ed ecco un uomo vestito di lino, con ai lombi una cintura d’oro di Ufaz. Il suo corpo era simile al crisolito (pietre preziose), la sua faccia aveva l’aspetto della folgore, i suoi occhi erano come torce fiammeggianti, le sue braccia e i suoi piedi parevano bronzo lucidato e il suono delle sue parole era come il rumore di una moltitudine” (Daniele 10:4-6).
Questa è la visione di Gesu’ Cristo; la stessa visione fu data a Giovanni mentre si trovava sull’isola di Patmos (Apocalisse 1:13-15). Dio stava parlando a Daniele come con il suono del rumore di una grande moltitudine.

Dio si stava rivelando a Daniele. Il Signore aveva bisogno di una voce che trasmettesse il suo messaggio. Voleva un servitore che pregava, qualcuno che rispondesse fedelmente alla Sua chiamata. Daniele era quell’uomo ! un uomo che fedelmente pregava il Signore tre volte al giorno.
“…ma un gran terrore piombo’ su di loro e fuggirono a nascondersi. Cosi rimasi solo a osservare questa grande visione. In me non rimase piu’ forza; il bel colorito cambio’ in un pallore e le forze mi abbandonarono. Tuttavia udii il suono delle sue parole…(Daniele 10:7-9). Dio stava preparando il suo servo, stava prendendo possesso di Daniele.

Il Signore cerca coloro che sono fedeli nella preghiera e che vogliono disciplinarsi per poter udire la sua voce. La Bibbia chiama questa attitudine “disporre il cuore”. Daniele svrive : “Volsi quindi la mia faccia verso il Signore Dio, per cercarlo con preghiera e suppliche, col digiuno, col sacco e con la cenere” (Daniele 9:3).

In Daniele 9:20-21 sta scritto : “Or, mentre io stavo ancora parlando e pregando, e confessando il mio peccato e il peccato del mio popolo d’Israele e presentavo la mia supplica davanti all’Eterno, il mio Dio, per il monte santo del mio Dio, si, mentre stavo ancora parlando in preghiera, quell’uomo Gabriele, che avevo visto in visione all’inizio, mandato con rapido volo, mi raggiunse giunse da me verso l’ora dell’oblazione della sera” . Qui Daniele sta dicendo come Dio lo tocco’ mentre stava intensamente in preghiera.

Che tipo di preghiera fece Daniele per generare questa visione ?
La Parola ci dice che passo’ tre settimane nel piu’ grande cordoglio: “In quel tempo, io, Daniele, feci cordoglio per tre settimane intere. Non mangiai cibo prelibato, non entrarono nella mia bocca né carne né vino e non mi unsi affatto, finché non furono passate tre intere settimane” (Daniele 10:2-3). Umilio’ se stesso, facendo cordoglio sulle ginocchia, purificando la propria carne, disponendo il proprio cuore a ricevere la conoscenza divina. Certamente non misuro’ con un orologio il suo tempo per la preghiera.

Ma durante la preghiera, Daniele fu portato al di là delle sue abilità. Il Signore tocco’ le sue labbra, le santifico’ ed inizio a parlare attraverso di lui.
Sta scritto : “Ed ecco uno con le sembianze di un figlio d’uomo mi tocco’ le labbra. Allora io apersi la bocca, parlai e dissi a colui che mi stava davanti: “Signore mio, per questa visione mi hanno colto gli spasimi e non mi è rimasta piu’ alcuna forza. E come potrebbe il servo di questo mio signore parlare con questo mio signore, perché ora le forze mi hanno abbandonato e mi manca persino il respiro ? Allora colui che aveva le sembianze d’uomo mi tocco’ di nuovo e mi fortifico’ “ (Daniele 10:16-18).

Il Signore cerca persone che vogliono cercarlo in profondità, servitori che vogliono consacrare piu’ tempo in preghiera. Daniele era un uomo molto impegnato, ma egli aveva messo nel suo cuore la ricerca del Signore.

L’Antico Testamento afferma che Dio divise il Suo popolo in due categorie: “coloro che Lo cercano e coloro che non Lo cercano!” (Esdra 8:22).
Abbiamo una cameretta per pregare? Avere una “cameretta segreta” significa semplicemente appartarsi con Dio in qualsiasi luogo, in qualunque momento, dedicando un periodo di tempo scelto, di qualità, al desiderio del Signore, alla ricerca di Dio, all’invocazione del Suo Nome.
Osserviamo la pratica quotidiana di appartarci con Dio? Si tratta di questo quando si parla di cameretta di preghiera: di PRATICA.
Il tipo di preghiera di cui parlo, ha a che fare con l’intimità con Dio, con l’essere soli con Lui! Lo facciamo ? Mi piace questa affermazione : “Se dobbiamo incontrarci con Dio ed essere ascoltati da Lui, allora dobbiamo trovarci dove Lui si trova: nel segreto! “.
Che tipo di tempo portiamo nella nostra cameretta? È il nostro tempo migliore, quando siamo perfettamente svegli? O piuttosto andiamo al Signore stanchi e affaticati, trascinandoci alla Sua presenza con gli occhi pesanti? Daniele è un esempio egli dava a Dio la primizia del suo tempo.

Un cuore fiducioso

Il salmista scrisse, “I nostri padri hanno confidato in te; hanno confidato in te e tu li hai liberati. Gridarono a te e furono liberati; confidarono in te e non furono delusi” (Salmo 22:4-5).

Davide testimoniava continuamente, “ Io mi rifugio nell’Eterno” (Salmo 11:1); “O Dio mio, in te confido” (Salmo 25:2). Il significato ebraico del termine confido suggerisce “lanciarsi da un precipizio”, ossia, essere come un bambino che sente il padre dire : Salta! e obbedire con fiducia, gettandosi dal ciglio fra le braccia del padre.

Questo è un aspetto della fiducia. Alcuni di noi si trovano proprio li ora, sul ciglio, vacillanti, e non abbiamo altra scelta se non quella di lanciarci fra le braccia di Gesù! Alcuni si sono semplicemente arresi alla loro situazione. La chiamano fiducia, ma non è fiducia, è torpore. Fiducia è molto più di passiva rassegnazione! È fede attiva!

Alcuni fanno sembrare il nostro Signore tipo una squadra antincendio. È come se Satana ti mandasse a fuoco casa e tu sei bloccato sul tetto a gridare, “Signore, aiuto! Salvami!” Così arriva il Signore, con gli angeli che tengono una grande rete, e dice, “Salta!” Tu salti, la casa va a fuoco e tu dici, “Grazie, Signore, per avermi tratto in salvo!”

Molti di noi limitano la propria fiducia a queste operazioni di salvataggio, come a dire al Signore, “Confido che Tu venga a spegnere tutti i miei incendi, salvarmi da ogni guaio e liberarmi da ogni prova. So che ci sarai, Signore, quando avrò bisogno di Te”.

Un cuore fiducioso dice, “Ogni mio passo è ordinato dall’Eterno! Egli è il mio Padre amorevole. Egli ha formato ogni parte di me quando ero ancora nel grembo di mia madre e conta ogni capello del mio capo. Sono la pupilla del Suo occhio ed Egli ha un piano eterno per me”.

Dio ha ogni cosa sotto controllo!

Viaggio di Giacobbe : Il suo sogno a Bethel

Perché Giacobbe parti ? In ubbidienza a suo padre. Giacobbe non è scappato, bensi ubbidi’ ad un ordine.
Giacobbe si mise in marcia per raggiungere Paddan-Aram, prendere moglie ed essere ubbidiente a suo padre. All’ubbidienza segue la benedizione, queste due cose camminano insieme.
Giacobbe aveva l’ardore di servire suo padre e di fare la sua volontà. Nel versetto 12 sta scritto che fece un sogno, mentre dormiva per terra e con una pietra come cuscino.
Il Signore sceglie nella vita di Giacobbe di parlargli in un momento di sconforto e li’ il Signore gli rivela il suo progetto.
La scala che vide è il simbolo di Gesu’ Cristo, è il collegamento con la sua somma grandezza. Il Signore gli ha mostrato il suo piano e lo ha rassicurato. Giacobbe venne incoraggiato.
Il Signore proprio come fece con Giacobbe, accampa i suoi angeli intorno a noi. Cristo è la scala, è Lui che ha reso pace tra noi e Dio, Egli ha creato la via in modo che questi angeli possano comunicare con Dio.
Ma c’è una condizione : o solo se tu ti trovi sulla strada, nel punto giusto, al momento giusto, solo allora Dio ti parlerà.
Come il Signore parlo’ a Giacobbe ?
– Dio gli promette di proteggerlo, Dio gli disse “Io sono con te”; si impegna di proteggerlo in ogni situazione;
– Dio gli promette che lo riporterà nella sua casa e che non lo abbandonerà.
Il Signore gli dice : “Rimani fermo, anche quando vedrai gli altri contro di te, Io non ti abbandonero'”.
Nel versetto 15 sta scritto : “Il Signore manterrà la sua promessa fino alla fine, Egli compirà tutto il piano della tua vita”.

Il Signore non ti abbandonerà mai, anche se il momento è difficile, rimani saldo, fermo e vedrai che il Signore compirà quello che ha promesso per la tua vita.

Riflessione
Isacco chiamò Giacobbe, lo benedisse e lo inviò a Paddan-Aram, una regione della Mesopotamia, affinché vi trovasse moglie fra la gente di sua madre anziché fra i Cananei. Ciò suggerì a Esaù di cercare di riguadagnarsi la benedizione del padre sposando una figlia d’Ismaele. Egli si aspettava che dal male (avere più mogli) potesse sortire qualcosa di buono. Giunto a Bethel, Giacobbe fece un bellissimo sogno in cui vide una scala o una scalinata stendersi fra terra e cielo. Un’immagine che evoca “la realtà di un’effettiva, ininterrotta e stretta comunione tra cielo e terra e, in particolare, tra Dio nella sua gloria e l’uomo nella sua desolazione”. Presentandosi a Natanaele, il Signore Gesù fece un chiaro riferimento a questo episodio, collegandolo alla sua seconda venuta e alla gloria del regno millenniale (Gv 1:51). I credenti, tuttavia, possono godere della comunione con il Signore fin d’ora, in ogni istante. Proprio nel momento in cui Giacobbe aveva probabilmente il cuore gravato dal rimorso per il passato, dalla solitudine del presente e dall’incertezza per l’avvenire, Dio fu misericordioso e fece un patto con lui come aveva fatto con Abraamo e Isacco suo padre. Si notino le promesse di amicizia (“Io sono con te”); di protezione (“ti proteggerò dovunque tu andrai”); di guida: (“ti ricondurrò in questo paese”); di rassicurazione personale: (“non ti abbandonerò prima di aver fatto quello che ti ho detto”). Consapevole di aver incontrato Dio, Giacobbe cambiò il nome di quel luogo da Luz (lett. “separazione”) in Betel (“casa di Dio”).
Prima di Betel, dove fu “sorpreso dalla gioia” e “paralizzato da stupore”, Giacobbe non aveva avuto alcun contatto personale con Dio. Tutto gli era arrivato di seconda mano.
In seguito Giacobbe sembra mercanteggiare con Dio,avanzando richieste addirittura inferiori a quanto Dio aveva già promesso di concedere (v. 14).