La preghiera di Salomone

Salomone mette Dio al centro fin dall’inizio della sua preghiera e per tutta la sua preghiera.
1 Re 8:22-24 sta scritto : “Poi Salomone si pose davanti all’altare dell’Eterno di fronte a tutta l’assemblea d’Israele, stese le mani verso il cielo e disse : “O Eterno, Dio d’Israele, non c’è alcun Dio simile a te né lassu’ nel cielo né quaggiu’ in terra ! Tu mantieni il patto e usi misericordia con i tuoi servi che camminano davanti a te con tutto il loro cuore. Tu hai mantenuto nei confronti del tuo servo Davide, mio padre, cio’ che gli avevi promesso; si, oggi hai compiuto con la tua mano cio’ che avevi promesso con la tua bocca”.

Salomone inizia questa preghiera lodando Dio per la sua maestà. Dichiara che solo Dio è Dio in cielo e in terra !
Poi Salomone parla della fedeltà di Dio, dice “tu mantieni il patto”, che è un riferimento al fatto che Dio mantiene fedelmente il patto che aveva stabilito con Mosè. Infatti è proprio perché Dio mantiene il patto sempre che ci dà fiducia nel presentarci a Lui.

E’ importante che ringraziamo Dio perche mantiene le Sue promesse.

Ma Salomone dichiara anche la misericordia di Dio, che Egli la usa verso coloro che camminano davanti a Lui con tutto il loro cuore. Salomone dice che la cura e le promesse di Dio sono limitate a coloro che hanno una vera fede in Dio, e che camminano davanti a Dio con tutto il loro cuore.
La vera fede produce un cuore che ci fa camminare davanti a Lui con tutto il cuore.
Nel versetto 24, Salomone parla di nuovo della fedeltà di Dio, dando cosi gloria a Dio.
Dopo aver riconosciuto la divinità, la misericordia e la fedeltà di Dio, Salomone inizia a presentare le sue richieste.

“Ora dunque, o Eterno, Dio d’Israele, mantieni al tuo servo Davide mio padre cio’ che gli hai promesso, dicendo : A te non mancherà mai alcuno che sieda davanti a me sul trono d’Israele, purché i tuoi figli veglino sulla loro via e camminino davanti a me come hai camminato tu. Ora dunque ti prego, o Dio d’Israele, si adempia la parola che hai detto al tuo servo Davide mio padre !”.
Salomone chiese a Dio di mantenere la promessa che aveva fatto a Davide. Secondo questa promessa, Dio avrebbe permesso che rimanesse sul trono di Davide un suo discendente, purché quei discendenti vegliassero’ sulla loro condotta e camminassero’ davanti a Dio come Davide aveva camminato.

Nei versetti 27-29, Salomone chiede grazia a Dio, cioè riconosce che non merita quello che sta chiedendo a Dio. E per questo chiede che Dio agisca con grazia:
“Ma è proprio vero che Dio abita sulla terra ? Ecco, i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerti; tanto meno questo tempio che io ho costruito !
Tuttavia, o Eterno, Dio mio, presta attenzione alla preghiera del tuo servo e alla sua supplica, ascoltando il grido e la preghiera che il tuo servo innalza oggi davanti a te. I tuoi occhi siano rivolti notte e giorno verso questo tempio, verso il luogo di cui hai detto : Li’ sarà il mio nome, per ascoltare la preghiera che il tuo servo farà rivolto a questo luogo !”.
Qua, Salomone dà ancora gloria al Signore, parlando di quanto Egli sia maestoso e glorioso, tanto che i cieli e i cieli dei cieli non possono contenerlo. Salomone sta dicendo di non meritare l’ascolto di Dio, perché Dio è troppo glorioso, ma prega Dio di ascoltarlo ugualmente. Sta chiedendo la Sua grazia.

Nei versetti 30-32, Salomone prega non soltanto per se stesso, ma anche per il popolo d’Israele. Egli prega con umiltà, presentandosi come servo di Dio, supplicando. Che cosa chiede a Dio ? Gli chiede di ascoltare e perdonare.
Riconosce la gravità del peccato, e desidera il perdono. Chiede a Dio di agire con giustizia.

La fede provata

Israele ebbe una grande testimonianza. Dio libero’ il Suo popolo eletto alzando come mura le acque del Mar Rosso a destra e a sinistra. Gli israeliti vi camminarono in mezzo al sicuro, ma il potente esercito egiziano fu distrutto dalle onde che si riversarono su di essi (Esodo 14:29). Ci fu grande gioia in Israele per quello che il Signore aveva fatto. Il popolo si mise a cantare e a danzare, gridando : “Il Signore è la nostra forza, è il nostro cantico, è la nostra salvezza” (Esodo 15:2).
Ma nonostante questo, tre giorni dopo, gli israeliti mormorarono contro il Signore che li aveva liberati. Quando non trovarono acqua nel deserto, mormorarono; erano appena stati testimoni di uno dei piu’ grandi miracoli di tutta la storia, avevano cantato le lodi a Dio. Ma nonostante tutto, soltanto tre giorni dopo, quando la loro fede era stata messa alla prova, avevano gridato : Dov’è il nostro Dio ? E’ con noi, si o no ?
Dimenticarono cio’ che il Signore aveva fatto e non aspettarono fiduciosi l’adempimento del suo disegno.
Nonostante i loro mormorii, il Signore mando’ la manna, affinché la mangiassero, piovvero quaglie dal cielo, per provvedere loro della carne.

Quando arrivarono a Refidim, ancora una volta non trovarono l’acqua. E di nuovo la chiesero a Mosè, minacciandolo di lapidarlo. Mosè allora colpi la roccia, e Dio fece uscire un fiume d’acqua (Esodo 105:41).
Ancora una volta il Signore si ricordo della Sua promessa (Esodo 105:42). Il Signore era fedele alla Sua Parola. Ancora una volta aveva provveduto miracolosamente al suo popolo. Eppure era li’ a Refidim che Israele aveva mormorato : Dio è fra di noi, si o no?

La Bibbia dice che tutte queste prove furono permesse da Dio. Egli permise che gli israeliti avessero fame e sete. Dio li condusse attraverso una prova cosi dura per prepararli a confidare nella sua Parola. Perché ? Perché stava per portarli in una terra dove avrebbero avuto bisogno di confidare nelle Sue promesse.

La vera fede cresce nell’afflizione. La fede cresce di prova in prova, affinché il Signore abbia un popolo la cui testimonianza è : il nostro Dio è fedele.

Qualche tempo dopo, quando il popolo arrivo’ a Kades, presso il fiume Giordano, poteva vedere da li’ la terra promessa. Il popolo non lo sapeva ma la pazienza di Dio stava per terminare. L’Eterno aveva dichiarato che nessun nemico avrebbe potuto resistere a loro, e che Egli avrebbe combattuto per loro. Egli aveva stabilito di abbattere ogni fortezza davanti a loro, di portarli nel paese e di renderli vincitori contro tutti i nemici.
Per 10 volte il Signore mise alla prova Israele, per 10 volte lo libero’ miracolosamente. Ma Israele falli’ nella fede.
Dieci delle dodici spie che partirono per esplorare il paese di Canaan al ritorno diedero un messaggio scoraggiante al popolo, dicendo che era impossibile conquistare il paese. Il popolo diede ascolto alle spie malvage, piuttosto che confidare nella Parola di Dio. Ancora una volta gridarono : Perche dovremmo andare ? Dio ci ha traditi.

Come sappiamo bene soltanto due, Giosuè e Caleb, obiettarono. Essi furono gli unici che parlarono con fede, dicendo che il Signore gli aveva dato quel paese, che non potevano ribellarsi alla sua Parola.
Soltanto la nuova generazione, cioè soltanto quelli che erano nati e cresciuti nel deserto entrarono nella Terra Promessa guidati da Giosuè. Perché ? Perché essi avevano creduto.
Senza fede è impossibile piacere a Dio.
Dio sta cercando una vita di fede, un impegno duraturo a credere in Lui per ottenere l’impossibile.
Vuole che noi restiamo calmi senza guardare alla situazione in cui ci troviamo. Calmi perché abbiamo deciso che il nostro Dio è piu’ grande, perché Lui è l’unico che puo’ toglierci dall’afflizione.
Dio vuole una fede che sopporta la prova decisiva, una fede che non cambia e che ci fa confidare nella Sua fedeltà.